Curiosità alpine

In questa pagina trovate testi, immagini, poesie, disegni e curiosità riguardanti il mondo degli alpini. Il materiale è stato recuperato su internet, da vecchi libri, da realizzazioni di alpini.

"IO STO BENE E COSI' SPERO DI TE" - raccolta di cartoline alpine

 

 

"L'INNO DEGLI ALPINI"

Articolo del Gen. Gian Piero Sciocchetti, tratto dal numero di marzo 2006
de “IL PONTE ALPINO”, notiziario del Gruppo Alpino ANGET, diretto
dal Gen.C.A. Roberto Scaranari  già comandante delle Truppe Alpine

Faccio seguito all’articolo “E ADESSO ....MUSICA!” comparso nel nostro “foglio notizie” n° 1, del Dicembre 2003. Con tale articolo, il nostro Capogruppo, giustamente, ci rendeva noto il testo ufficiale dell’Inno degli Alpini: una “Chanson-Marche” dalla melodia conosciutissima di cui però, ben pochi, conoscono le parole. Purtroppo la sua origine era ancora sconosciuta, anche se Scaranari ci ha raccontato alcuni aneddoti estendendoli anche alla sua curiosa denominazione.

 Prima di passare a darvi tutte le notizie emerse da una mia lunga ricerca sull’argomento, va segnalato che con la recente caduta di tante frontiere e con la conseguente costituzione dell’associazione internazionale che riunisce le associazioni dei soldati della montagna di alcuni Paesi, è stato constatato che la parte musicale dell’inno è conosciuta all’estero più di quanto immaginavamo. La prima volta che mi resi conto della notorietà del brano musicale, risale al 3 novembre 1988, giorno in cui a Trento veniva commemorato in Piazza Duomo, il 70° anniversario dell’ingresso delle truppe italiane in città. Durante la sfilata dei reparti, preceduti dalla fanfara della Sezione ANA di Trento che, ovviamente stava suonando il “33”, il dr. Scipio Stenico (classe 1903) mi chiese il perché la fanfara suonasse una marcia austriaca. Il dr. Stenico mi rese noto che quella marcia veniva suonata dalla banda militare del Comando della Piazzaforte Austro- Ungarica di Trento almeno fino al 1914, anno in cui i reparti del XIV Corpo di Innsbruck, di stanza a Trento, lasciarono la propria guarnigione per essere impiegati sul fronte russo-galiziano e nello stesso periodo lui con la sua famiglia si trasferirono a Verona perché, con lo scoppio della Grande Guerra, la presenza dei filo italiani nel Trentino stava arrecando i primi inconvenienti esistenziali. Successivamente, su “l’Alpino” del 1992, comparve un articolo in cui il giornalista russo A. Shaposhnikof, descrivendo la cerimonia della posa della prima pietra del costruendo asilo infantile che gli alpini dell’ANA hanno voluto costruire a Rossosch in ricordo di tanti alpini caduti in terra di Russia, ci rende noto che: «… la pietra è stata deposta al suono dell’inaspettata nota melodia dell’inno degli alpini. Questa melodia, che era piaciuta loro moltissimo, gli alpini l’avevano appresa negli anni della prima guerra mondiale dai soldati russi che essi avevano liberato dalla prigionia austriaca; si tratta della canzone “Stienka Rasin” che comincia con queste parole: “Izza ostrova na strezen’ “ (da dietro l’isola, nell’ansa profonda). Per le parole, naturalmente, ne hanno inventate altre…» Da quanto asserito dal giornalista sembrerebbe che la musica del nostro inno sia stata scritta da un russo, ma la motivazione risultava assai improbabile in quanto i reparti italiani non ebbero alcuna possibilità di liberare i prigionieri russi, anche se prigionieri russi vennero impiegati dai comandi austroungarici quali lavoratori nelle retrovie del fronte trentino. Fu così che l’area geografica in cui avrei dovuto indirizzare la mie ricerche stava estendendosi a gran parte dei Paesi europei.

 

 Su “l’Alpino” di Novembre 1995, comparve un nuovo articolo sul nostro Inno, in cui il capitano Dogliani, vecchio alpino genovese della classe 1915, segnalava un fatto curioso accadutogli nella capitale della Corea del Sud. Nel breve trafiletto, ove però viene immortalata la grande banda della Marina coreana, ci porta a conoscenza che: «…Recatosi a Seul per il raduno internazionale dei Lions di tutto il mondo …, aveva avuto la sorpresa di sentire la banda della Marina militare coreana accompagnare gli italiani nella sfilata, al suono del nostro "33". Come la formazione militare asiatica sia entrata in possesso dello spartito rimane un mistero, tanto più che non risulta che in Corea vi siano alpini, né l’Asia è stata terra di emigrazione per gli italiani…» Quando le mie ricerche dell’autore della musica del “Trentatre” si stavano complicando, inaspettatamente, mi venne in aiuto Mario Kirchner, un caro amico alpino della classe 1915, per tanti anni responsabile della fanfara sezionale dell’ANA di Trento, che mi fornì la fotocopia di un vecchio spartito musicale da cui, finalmente, riuscii ad avere tutte le notizie cercate da tanto tempo. Purtroppo tutte le persone che mi hanno fornito notizie in merito sono “andate avanti” ed ormai reperire gli originali della documentazione consultata appare impossibile. Per questo motivo affido alle pagine di “il Ponte Alpino” copia della documentazione che sono riuscito a mettere insieme.

 

  A conclusione della mia ricerca le notizie in merito all’Inno degli Alpini che ho potuto trarre sono le seguenti: - il brano musicale è chiaramente francese creato appositamente per Henry Helme (molto probabilmente proprietario di un locale parigino chiamato Ba-ta-clan ) ed è dedicato ad una donna: Mademoiselle Emile Roger; - il titolo della Chanson-Marche è “Fiers Alpins”. Secondo l’immagine che compare sul frontespizio dello spartito della canzone riguarda lo speciale corpo degli Chasseurs des Alpes, corpo militare di soldati francesi specializzati nella guerra in montagna riconoscibili dal caratteristico copricapo che indossano, costituito dall’inconfondibile largo basco blu; - sullo spartito non compare la data in cui esso fu scritto, né la data della sua pubblicazione, ma, dal costo dello spartito. probabilmente risale ai primi anni del Novecento; - le parole della canzone sono state scritte da Alfred d’Estel e musicate da D. Trave; - lo spartito è stato pubblicato dalla casa editrice musicale Eveillard et Jacquot in Boulevard de Strasbourg 39, a Parigi. Il prezzo dello spartito di 3 franchi era maggiorato temporaneamente dell’80%, come risulta dalla stampigliatura apposta allo spartito. Grazie a quest’ultimo particolare timbro, anch’esso scritto in francese, possiamo desumere che esso fu posto in vendita presumibilmente nel periodo anteguerra, quindi adeguando successivamente i prezzi all’inflazione post bellica in attesa di una ristampa che, forse, non venne più eseguita. Purtroppo di questo raro documento sappiamo solo che fu acquistato dal padre di Mar i o Kirchner , nell’immediato dopoguerra. Per quanto riguarda la denominazione di “Trentatre” o “33” mi è stato detto che la marcia potrebbe essere stata cadenzata sul passo lento dei montanari; secondo altri al numero dei passi del mulo nell’arco di un minuto. Purtroppo, non conoscendo la musica, non posso esprimere un giudizio, e mi auguro che qualche altro geniere o trasmettitore alpino possa farlo per me. Come abbiamo visto l’Inno degli Alpini è conosciuto in parecchie Nazioni, forse un po’ meno in Francia, ove esso echeggiò la prima volta al ”Ba-ta-clan” cantato forse da quella Mademoiselle Emile Roger, a cui risulta dedicato.

Gen. Gian Piero Sciocchetti

STRALCI DI VECCHI NUMERI DE L'ALPINO - Testi, canti, notizie di gruppi ossolani, poesie

Alpini e Bersaglieri

Testo a cura di G.P. BELLO', il nostro bravissimo "addetto stampa"

 

  I Corpi dei Bersaglieri e degli Alpini sono indubbiamente fra i più stimati e benvoluti dell’Esercito Italiano. Credo anche sia il caso fare un piccolo passo indietro per ricordare che il Corpo dei Bersaglieri nacque nel 1836 fondato dal Capitano Alessandro Ferrero della Marmora, mentre quello degli Alpini nacque nel 1872 da uno studio del Capitano di stato maggiore Giuseppe Domenico Perrucchetti. Sino al momento dell’istituzione delle prime Compagnie Alpine i compiti di salvaguardia dei confini montani erano stati proprio dei Bersaglieri. Essi però erano nati come truppa celere, erano veloci e si buttavano in avanti al passo di corsa usando una singolare tecnica di combattimento. Così, come erano stati creati, non costituivano l’ideale per un impiego in montagna in funzione della sorta necessità di difendere i nuovi confini. Venne quindi fatto un’esperimento, vennero estrapolate tre compagnie che furono chiamate di “Bersaglieri Alpini”. Queste fecero quindi da cavia allo studio che lo Stato Maggiore dell’esercito aveva commissionato proprio al Capitano Perrucchetti. Le evidenze, contenute nel saggio intitolato “Considerazioni su la Difesa di alcuni valichi alpini e proposta di un ordinamento militare territoriale della zona alpina “, furono che, per difendere i nuovi confini del neonato Regno d’Italia costituiti dalle Montagne appunto, si rendeva opportuno l’impiego di montanari, i quali offrivano il grande vantaggio di sapersi muovere e operare agevolmente in un ambiente assolutamente speciale anche per l’aspetto climatico, oltre ad essere dotati di straordinario spirito di sopravvivenza e della forza e della robustezza necessarie per affrontare le veglie, i rigidi inverni e le lunghe marce della montagna. Nacquero così, anche grazie ad un abile stratagemma politico del Generale Cesare Ricotti-Magnani, le prime quindici compagnie alpine. La maggior parte dei primi ufficiali degli Alpini proveniva proprio dai Bersaglieri. Per chiudere questa breve parentesi storica una curiosità, il Capitano Perrucchetti ritenuto, con buona ragione, il Padre degli Alpini non fece mai parte del nostro glorioso Corpo.

"LO GIURO!!"
Per chi ha prestato giuramento di fronte alla nostra bandiera.
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LE NOSTRE FOTO

Ana: sito ufficiale Associazione Nazionale Alpini

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